slowly and slowly
 
 
 

4.

                                                  4.

“Tutti sono in cerchio, mentre eccitati, ti supplicano di non gettarti in quel pozzo profondo, nero e quasi senza fine. C’è chi lo vuole veramente e c’è chi è arrabbiato perché le cose vadano così. Nessuno, però, si trova nella tua posizione. Ormai hai giurato la morte e morte dev’essere, morte è quello che vogliono ed è quello che hai desiderato tante notti. Ora sei lì, in bilico fra terra è vuoto… ora rimani lì e i secondi durano ore. Alzi la testa e incroci tutti gli sguardi, quasi mostruosi e sembra che il buio ti voglia chiudere gli occhi e digerire quel dolore che hai nello stomaco nella speranza di farti svenire. Non vuoi più respirare profondamente, l’aria è così velenosa che le budella schizzerebbero fuori. E lo spettacolo dura mentre qualche anima fragile se ne sta nascosta ad immaginarti con gli occhi rossi di sangue. Sono io dici ora, ero io il tuo istinto di sopravvivenza. Ero io la tua corda vitale, ero io quello che strangolavi per primo. Solo tu hai saputo per prima, solo tu hai sciolto un po’ di nodi, solo tu mi prendesti in braccio, staccandoti da quel cerchio di spettatori mentre io svenivo e soffocavo al posto suo. Solo tu, sorella mi desti l’aria.”

«Sorella, portami via!»

 
 

3.

                                                         3.

Il ritmo vitale non oscillava più; né dolore né soffrenza, solo tracce criptate in un anima che non possedeva nessuna chiave adatta per leggere i propri ricordi. Il sole illuminava le sue spalle in quella mattina che sapeva tanto di tramonto. Il fresco odore dello smog di quella città caotica non gli dava più la carica di una volta. Salì il ponte senza notare i binari del treno che stavano sotto, senza notare gli incroci di quel metallo marrone, senza ascoltare i rumori, i striduli infernali dei vagoni che frenano. Niente caffè, né sigaretta o giornale, solo un biglietto costoso coi suoi risparmi della bancomat. Il freddo lo fece salire sul treno mentre ancora il motore era spento. Appoggiò lentamente la testa sul finestrino e i suoi occhi sgranati si chiusero lentamente, il suo corpo si ammosciò d’un colpo e le sue mani tese caddero ai lati con il suo biglietto di solo andata.

Forse era ora di fare qualche sogno o incubo. Stava ripercorrendo qualcosa nel suo sonno pacifico, ogni tanto respirava più velocemente, faceva qualche smorfia, le ginocchia gli tremavano per qualche secondo, si bagnava le labbra con la lingua però in maniera molto funesta il suo viso non trasmetteva alcunché. Che peccato! Il panorama fuori dai finestrini scorreva come i fotogrammi di un film. Il sole ogni tanto lo colpiva negli occhi. Il controllore aveva già verificato tutto senza svegliarlo. Il suo corpo era cullato, la sua mente sembrava spenta anche se sono sicuro che qualche viaggio lo stesse facendo nel suo oscuro e ormai disordinato mondo interiore.

«Sorella, sorella sto soffocando!!»

 
 

2.

 

                                                    2.

«Svegliati! Perché stai così, perché devi stare così?»

Aveva fatto pochi passi dal suo appartamento in quella mattinata quasi gelida. Si era messo solo una t-shirt grigia e dei jeans vecchi. Si era alzato dal letto senza sapere il perché ed era uscito fuori dalla porta come se dentro quella casa non ci fosse mai vissuto. E ora mentre la luce forte del sole gli bruciava gli occhi non sapeva più riconoscere quel viso dolce che tante e troppe volte lo aveva confortato. Non riusciva a capire neanche perché lei gli parlasse e sembrava che non ne volesse sapere. Lei era corsa fuori appena aveva sentito la porta chiudersi, aveva fatto il giro dell’isolato e dopo un quarto d’ora lo aveva trovato steso lì, pieno di sangue. Lei lo sapeva che presto doveva succedere qualcosa; troppo volte si era svegliata dalle sua urla notturne, troppe volte avevo subito i suoi cambi di umore troppo volte lo ha visto arrendersi alla vita di tutti i giorni. Lei ogni notte dormiva a metà come una madre fà con il suo neonato. Lo aiutò ad alzarsi, gli toccò la fronte, lo osservò bene in faccia e inifine lo gaurdò negli occhi, lo guardò e si rese conto che non era più lui. L’angoscia penetrò il suo stomaco come se la morte portasse via qualcuno dei nostri cari. Lo tirò per la mano verso la via di casa ma lui si liberò e andò dalla parte opposta col passo lento ma forte. Lei cercò di nuovo (anche se ormai tutto era andato) di tirarlo verso di lei ma lui era come un qualcosa di meccanico. Non sapeva neanche che dire, non aveva senso dire niente, lui era morto. Lei lo sapeva che qualcosa doveva succedere ma questo non se lo meritava. Non meritava di vedere la sua parte di vita più importante e non riconoscere più i suoi occhi.

«Dove stai andando, perché proprio ora?» E mentre parlava a bassa voce sapeva bene che quelle domande non avrebbero mai ricevuto una risposta.

Lui scendeva giù per la strada come uno zombie senza meta.  

 
 

1. Starting from somewhere!

                                                              1.

I passi si sentono di più in queste situzioni. Gli è rimasto la strada e le sue gambe su cui appoggiare perché la testa ormai è scesa dalle nuvole dove una volta dormiva cullato. Si penserebbe che ha paura però in verità non è così; il mondo gli sembra troppo maledettamente crudele, troppo reale! Tutto quello che ha fatto, dato, ormai se lo stava dimenticando ogni secondo che passava e la fatica di respirare e di vivere quasi gli stava soffocando la gola. Si fermò accucciandosi su un marciapiede troppo scomodo e basso, non che questo lo facesse sentire meglio ma almeno spariva per un po’ quella terribile sensazione della terra che sprofonda. Si abbassa la testa e la stringe per paura di urlare e passare per pazzo. E’ in trappola, bloccato. E lo sa bene che non si tratta degli altri ma di lui stesso. Si sente staccato da ogni filo vitale che lo collegasse al mondo e il mondo gli  sfugge girandogli intorno come se si stesse prendendo gioco di lui. Vorrebbe prendersela con qualcuno, vorrebbe chiamare qualcuno ma tutti i muscoli sono fuori uso e se avesse una minima forza fisica e mentale non saprebbe con chi prendersela. Non sa più niente e non si ricorda più di niente. Sembra che è caduto da un cielo lontano solo che l’inconscio e saturo di milioni di pensieri che non riesce a concepire. Passa poco tempo e decide di rialzare la testa. Stacca le mani dal volto e in pocchi attimi si accorge del sangue sui palmi che si riversa fra le dita e servono solo altri pochi attimi perché lo stomaco vomiti altro sangue per farlo svenire.

 
 

Beh!

Alla fine due sorrisi gli ho regalati, molto sinceri e innocenti! Il resto non conta perché la chimica e la fisica fanno il  suo e spero che non mi lasci la colpa anche su questo. Poi del resto mi sono preoccupato anche della noia con una semplice e carica pogata in mezzo al sudore e alla birra quindi manca solo scavalcare le torri e vedremo tutto e tutti. Cosa? Io mi vedo ma non sto più dietro alle frustrazioni, me l’hai insegnato te e forse me lo sono insegnato da solo quindi grazie alla relatività (che per tanto tempo l’ho maledetta) certi momenti gli accetto senza nemmeno cercare di cancellarli perché alla fine hanno la loro importanza. Beh io parlo perché è un mio diritto e trovo normale fotterti visto che ti sei sempre trovata sotto.

 
 

it’s ok

E nel mentre sono nel profondo di me stesso, dei flash dall’esterno mi svegliano bruscamente da questa sorta di sonno. Rispondo a malapena per nascondere i miei pensieri che sono così fragili e intimi. Dico cose vagamente giudicabili e forse poco interessanti e poi  torno nel mio universo nello stesso punto dove ero rimasto, nel mio volo da esploratore. Fantastico! Dovrei appendere un cartello sulla mia fronte; “do not disturb”! 

… E quindi nel mentre tutto qua fuori si muove, io mi muovo con tutto e nella mia maniera, vedendo queste immagini e asoltando questi rumori regolati dai nostri sensi con la differenza che i miei sensi stanno dando retta (finalmente) alla mia anima e io ora sento un gran casino in un minimo rumore e vedo brillare l’oscurità. Sono collegato all’esterno con dei fili che percepiscono strane interferenze. Non ha importanza, mi sento forte per affrontare tutto perché tutto ciò mi appartiene come io stesso l’ho costruito.


 
 

Fermati per un po’ sul lato della strada e fumiamoci una sigaretta e parlami dei problemi e ridimi della vita. Se ti va e so che ti va! Io mi giro verso di te e mi lascio affascinare da ogni espressione e parola perché sei qualcosa di nuovo che non ho mai cercato. 

… ti devo solo dire delle piccole cose; sono assolutamente fuori, la mia realtà non ha nessun legame con la “sincerità” né con la comodità della vita né con la praticità né con la teoria. Non si tratta di egoismo, se ti piace di più la parola, né di egocentrismo. Si tratta solo di un equazione con un elemento sconosciuto che faccio molta fatica a spiegare a me stesso. So solo che la mia fantasia prevale. Non si tratta di fantasia a livello artistico ma di una fantasia che può essere scomoda e forse fuori moda. Non posso cambiare e questo te lo assicuro!

 
 

ancora più vicino per favore!

Eppure ancora cerco un perdono per liberarmi. Lo so perché il tempo e lo spazio di fronte ai miei sensi prendono una strana forma a volte. L’aria pura mi soffoca e le luci mi abbagliano cercando quasi di farmi capire che tutto quel che c’è è troppo per me. Vorrei veramente essere schietto e allegro con tutti voi esseri portatrici di amore però mi sono fermato tanto tempo fa. Arrendersi o difendersi portano sempre allo stesso schema di un inutile attacco perché dall’altra parte mi fanno vincere o mi massacrano perché sono veramente in tanti. Io ho deciso tutto ma giusto perché mi sembrava un bel gioco per scommetterci sopra; non ci avrei scommesso tutto ma una buona parte della mia innocenza l’ho proprio  sputtanata come si deve. Quindi la mia overdose di fantasia ha avuto il suo effetto, soprattutto su di me. Ora io vomito immagini e pensieri che soffocano la mia gola e mentre mi incanto sul nulla totale mi rendo conto (per quel che valga) che certi segreti dovrebbero andare a passo coi tempi.

 
 

ma via!

Ma senti te; quella stella mi dà luce

e quel sole mi dà vita

e quell’amore mi conduce

ad una felicità infinita!

 
 

la cosa giusta

Passano gli anni e ritornano in mente immagini che richiamano altre immagini e per alcuni brevi minuti sembra che il tempo non ti ha cambiato. Può sembrare frustrante o forse deludente ma invece non lo è. Ti accorgi che hai vissuto in una sorta di equilibrio delicato dove una specie di vuoto ti attende sotto i piedi ma come sempre sei riuscito a calibrare la tua forza e la tua debolezza. In pochi attimi di pensieri riesci all’improvviso a focalizzare la giusta e meritata proporizone di aver dato e aver ricevuto. Normalmente qualunque di noi si focalizza sull’aver dato (specialmente i genitori o chi è stato lasciato in una relazione) ma, andando oltre al tuo “presunto” merito di aver fatto tanto… tanto, ma tanto, certe volte oltre il limite (della serie chi me lo ha fatto fare), ti accorgi che quel tanto che hai fatto l’hai fatto per te stesso e in quei precisi momenti nessuno ti minacciava in alcuna lingua e con nessuna arma. Il tempo non ti ha cambiato; hai avuto sempre la paura di essere frainteso, paura di morire per una morte improvvisa e ingiusta, paura di dire la verità e paura di dire una bugia. Il tempo ti ha solo consolidato e per quanto tu viva in questo purgatorio stai imparando che la differenza tra inferno e paradiso non è poi così estrema.